Articolo di approfondimento a cura di Alberto Rech
Inquadramento meteorologico dell’episodio pluviometrico
Tra le 18.30 e le 21.30 di giovedì 16 maggio 2024, un evento precipitativo di intensità e persistenza notevole ha interessato la castellana e l’asolano, con tempi di ritorno oltre i 20 anni a Castelfranco V. e oltre i 50 anni ad Asolo.
La prima fase, fino alle 20.30, con picco tra le 19.30 e le 20.30, è ascrivibile ad un sistema temporalesco semi-stazionario, inizialmente centrato tra Castelfranco-Cittadella e Bassanese, ed in seguito spostatosi ad est ad interessare più direttamente Castellana ed Asolano nella sua fase di picco, con 71,4 mm a Fonte e 53,6 mm a Castelfranco, valori di per sé non eccezionali a Castelfranco (t. di ritorno 5 anni), particolarmente rilevanti a Fonte (t. di ritorno 50 anni), inseriti in una fase della durata di 2/3 ore nella quale sono caduti un centinaio di mm di pioggia in gran parte dell’Asolano e della Castellana, con valori massimi nella stazione di Fonte (134 mm). In seguito ad una breve attenuazione dei fenomeni, attorno alle 21 è transitato un fronte temporalesco proveniente da sudovest, con accumuli tra 10 e 15 mm caduti in una ventina di minuti.

Di seguito gli accumuli nella fase centrale dell’evento (18.30-21.30) e cumulata giornaliera, delle stazioni più colpite, con relativi dati record degli ultimi 30 anni e tempi di ritorno stimati (NdA si è ritenuto opportuno utilizzare la stazione meteo di Fonte, e non quella Arpav di Asolo in quanto soggetta a sottostima; si noti tuttavia che anche tale stazione ha misurato cumulate eccezionali di 101 mm in 3h e 113 mm in 24h):

Da un raffronto con i dati pluviometrici dell’ex magistrato alle acque, esteso alle stazioni di Castelfranco Veneto e dell’area limitrofa (medio-alta pianura tra Brenta e Piave), dal 1930 non risultano episodi precipitativi di tale intensità in una durata di 3 ore, soprattutto nell’area più colpita (accumuli superiori ai 100 mm in 3 ore). Allargando l’indagine a tutta la zona di pianura, costiera e pedemontana veneta, gli episodi maggiori a 125 mm/3h sono i seguenti, prevalentemente concentrati nella fascia costiera e pedemontana, raramente nella pianura interna:

Diversa la situazione per quanto riguarda gli accumuli in 24 ore; già nella serie Arpav negli ultimi 30 anni risultano 6 eventi con cumulata maggiore di 100 mm. Accumuli superiori a 125 mm/24h nella pianura interna invece trovano riscontro in pochi episodi, principalmente negli anni ’60:

Effetti al suolo
L’eccezionalità del fenomeno precipitativo ha comportato una rapida piena di tutta la rete idrografica minore, con esondazioni di fossati e canali praticamente ovunque nelle vallate collinari e nella pianura compresa tra i comuni di Mussolente, San Zenone degli Ezzelini, Fonte, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Altivole, Riese Pio X, Loria, Castello di Godego, Castelfranco V. Nelle zone collinari si sono avuti numerosi eventi franosi di modeste dimensioni.
L’incapacità da parte della rete minore di gestire tali volumi precipitativi ha comportato la discesa verso valle di veri e propri fiumi d’acqua e fango, che hanno invaso le strade e inondato la pianura ai piedi dei colli, lungo la strada provinciale 248 e al di sotto di questa. Nel contempo, la campagna già parzialmente allagata per l’impossibilità di assorbire la pioggia caduta ha dovuto gestire le piene dei fossati di scolo provenienti da monte, che sono inevitabilmente esondati allagando quasi totalmente la pianura tra Onè, Villa d’Asolo, Spineda e S. Apollinare, con il livello dell’acqua che variava da pochi cm, fino a mezzo metro nelle zone più depresse. Le conseguenze immaginabili sono state l’allagamento della rete stradale e di gran parte degli scantinati delle abitazioni, talvolta anche i piani terra, l’erosione di campi e cigli stradali nelle zone di deflusso, e l’accumulo di detriti in quelle più stagnanti.
Nella rete di scolo principale, le piene hanno raggiunto livelli storici ed i loro effetti si sono sommati a quelli già presenti in pianura. Il Muson di Monfumo è tracimato in più punti in località la Valle, tra questa e il Casonetto; al Casonetto di Asolo sono esondati il Muson di Monfumo e quello di Castelcucco, con la piena di quest’ultimo che si è scaricata lungo i campi, nell’impossibilità di raggiungere la confluenza naturale. Tra il Casonetto e Pagnano, alla tracimazione in gran parte del corso d’acqua si è aggiunta l’erosione spondale e la rottura arginale in alcuni punti, con disalveazione nella campagna limitrofa. A Pagnano, la piena è rientrata nel torrente, non senza inondare alcune abitazioni assieme alla tracimazione del torrente Erega.
A valle di Pagnano è ripresa l’esondazione del torrente che ha inondato tutta la piana tra Asolo e Fonte, fino a raggiungere la scarpata fluviale, a ovest, e la banchina stradale della SP 248 a sud, che scorre sopraelevata di circa 1,5 m dal piano campagna; a questa si è unita la rotta del torrente Rù, e in seguito la sua tracimazione nei pressi della confluenza con il Muson. Si è dunque venuto a formare, in corrispondenza dello sbarramento creato dalla strada, un “bacino” inondato, della lunghezza di 1 km e con fronte di qualche centinaio di metri, che raggiunta la quota stradale, ha iniziato a tracimare in più punti (distributore Eni Fonte, Ponte di Ferro, cantina Cirotto). La piena si è dunque diretta a valle, rinforzata dalla tracimazione a valle del ponte di ferro per un fronte di 100 metri. Se ad ovest, l’acqua è in parte ritornata nel Muson e in parte si è riversata lungo zone agricole e campi, ad est ha proseguito la sua corsa lungo la naturale depressione del terreno, scendendo lungo il corso della roggia per Cà Falier, via della Sega, Via Cà Giustiniani, Via dei Molini, interessando la porzione occidentale del centro di Villa d’Asolo, raggiungendo un’altezza di 70/80 cm lungo via Cà Falier e via della Sega. In via dei Molini, oltre alla tracimazione della roggia e la piena del Muson proveniente da monte, si è verificata un’ulteriore tracimazione del muson lungo un fronte di 50 metri, che si è riversata verso il Lauro, seguendo la pendenza del terreno, e poi verso la Rosina e l’Avenale.


Inevitabilmente, le zone interessate dalla piena del Muson hanno subito danni più ingenti, con livelli d’acqua che in alcuni punti hanno raggiunto il metro d’altezza, erosione nei campi ed accumulo di fango e detriti.
Livelli idrometrici e portate massime
Il colmo di piena, ad Asolo ha raggiunto 3,77 m alle 21.30, rimanendo a questo livello per un’ora dato che aveva superato l’altezza massima transitabile nel ponte. A Castelfranco ha raggiunto 3,77 m alle 2 del 17 maggio, con una portata record di 121,79 mc/s, in parte laminata dal nuovo bacino di laminazione di Spineda di Riese, con una capacità di 500.000 mc (ancora incompleto a fronte della capacità di 1.000.000 mc prevista). Il precedente record della stazione idrometrica, in funzione dal 1998, era di 3,75 m raggiunti il 7 ottobre 1998. In precedenza, non vi sono altri dati relativi alle altezze idrometriche per Castelfranco e Asolo; esisteva una stazione di rilevamento del magistrato alle acque, a San Giorgio delle Pertiche (Ponte Pennello), ma non è possibile ottenere un confronto congruo con le attuali stazioni di rilevamento. Nel secondo dopoguerra, inoltre, sono stati eseguiti importanti rinforzi arginali a monte di Castelfranco che permettono il transito di portate maggiori a valle; è ragionevole supporre che una portata del genere non sia mai transitata nel torrente Muson, in quanto nel passato esondava con livelli molto inferiori.



Si noti, come già detto, il picco di piena appiattito alla stazione di Asolo (per raggiungimento quota massima del ponte) e le due interruzioni locali nei grafici di Castelfranco: in fase di salita, poco prima del colmo di piena, per effetto dell’apertura del bacino di laminazione di Spineda, e in fase di discesa per il termine delle operazioni di svuotamento dello stesso.
Si segnala che a valle di Castelfranco, un’esondazione significativa è avvenuta a Rustega di Camposampiero per una rotta arginale.
Appena 5 giorni dopo, un altro evento significativo ha colpito le medesime zone e appena a sud, con nuove esondazioni ed allagamenti specie a Loria e Bessica, e una nuova piena più contenuta con un colmo di 93,6 mc/s.

La piena del 16 maggio 2024, risulta dunque la più intensa dall’inizio delle rilevazioni a Castelfranco e Asolo, superando di poco l’ottobre 1998 e il novembre 2000. Si tratta tuttavia di un evento ben più significativo, considerate anche le numerose opere di mitigazione del rischio realizzate nel corso degli anni (Casse di espansione sul Brenton, Avenale e da ultima quella di Spineda alla confluenza Lastego-Muson, per ora con capacità di mezzo milione di mc).

Galleria fotografica (in fase di allestimento)









